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Soros: “Punto contro l’euro”. Ma la Germania ne uscirà. 

George Soros ha lanciato una guerra totale contro la Bundesbank.
Nella sua ultima intervista a Le Monde

George Soros ha detto che fosse ancora un investitore in attività, adesso scommetterebbe contro leuro. Perlomeno fino a che non ci fosse un cambiamento nella guida o nella politica europea.
«Leuro minaccia di distruggere lUnione Europea ed i capi, con le migliori delle intenzioni del mondo, cercando di imporre delle regole inappropriate stanno guidando lEuropa alla rovina. Lintroduzione dell’euro invece di portare ad una convergenza, ha portato ad una divergenza. I Paesi più fragili delleurozona hanno scoperto di trovarsi in una situazione da Terzo Mondo, come se avessero contratto debiti in una valuta straniera, con leffetto imprescindibile di avere un rischio reale di bancarotta. Il cercare di far rispettar loro delle regole che non funzionano non fa che rendere le cose ancora peggiori. È triste, ma le autorità non si rendono conto della cosa. Mario Draghi, con la sua iniezione di liquidità da 1 trilione di euro – per mezzo di prestiti triennali – ha messo in atto delle misure straordinarie; ma gli effetti di questa operazione sono stati neutralizzati dalcontrattaccoda parte della Bundesbank. Dando un occhio ai bilanci della Banca Centrale Europea, la Bundesbank si è resa conto che rischiava grosse perdite se leuro si fosse inflazionato, conseguentemente si è opposta a questa politica LTRO (Long-Term Refinancing Operation, operazione di rifinanziamento a lungo termine, ndt). Auguriamoci che questa non diventi una profezia che si auto-avvera».

Quanto sopra fa seguito ad una intervista rilasciata venerdì scorso alla Süddeutsche Zeitung, nella quale Soros ha accusato i burocrati della Bundesbank di essere pronti a mettere al tappeto l’euro, andando ben oltre la propria autorità politica e costituzionale.

Campo nel quale, Soros, ha una certa esperienza. Per esempio, il segnale in base al quale lanciò nel settembre 1992 – fra gli altri – il suo attacco speculativo contro la Sterlina e la Lira fu quando il capo della Bundesbank – Helmut Schlesinger – disse ad Handelsblatt che le due valute avevano, all’interno del sistema dei tassi di cambio, un rapporto costo/ritorno su crescita (ERM peg; indica il rapporto fra il costo di un’azione – o valuta – il rendimento previsto e le probabilità di una sua crescita di valore, ndt) sopravvalutato. Quindi si sarebbe dovuto procedere ad un riallineamento (verso il basso).

Era il chiaro segnale che la Bundesbank non intendeva intervenire sui mercati a difendere tale situazione, cosa che invece fece poi nei confronti della Francia. Soros in quel momento era già al ribasso sulla Sterlina per 1,5 miliardi di USD. La mattina dopo alzò massicciamente la sua puntata. «Prendiamoli per la gola» disse al suo socio Stanley Druckenmiller.

La storia è vividamente raccontata nel nuovo libro di Sebastian Mallaby Più Soldi di Dio: i Fondi di Investimento e la creazione della Nuova Elite.

Certo, possiamo criticare la condotta della Bundesbank in tale situazione. Tecnicamente la banca rifiutò di sostenere le proprie obbligazioni ERM, ma è un’argomentazione dura da sostenere: le fu chiesto di appoggiare una soluzione insostenibile.

Il governo britannico aveva infatti legato la sterlina al marco tedesco, una miscela di incapacità e di sfortuna, dato che i cicli economici dei due Paesi divergevano pesantemente essendo la Germania diretta ad una crescita eccessiva rispetto alla richiesta aggregata, mentre all’opposto il Regno Unito aveva davanti il crollo del mercato immobiliare dopo la crescita economica della fine degli anni ‘80 (Lawson boom, ndt). (Non era il tasso di cambio ad essere sbagliato, era il tasso di interesse ad esserlo, e questa è una distinzione fondamentale ). Il comportamento della Bundesbank fu una liberazione per l’nghilterra ed avrebbero dovuto fare Soros Cavaliere e conferire un titolo nobiliare al dottor Schlesinger.

La situazione attuale, invece, è più ambigua, e molto più pericolosa.

Jens Weidmann, attuale capo della Buba (BUndesBAnk, ndt), mercoledì ha dato alla Reuters un’intervista così dura da sfiorare il ridicolo. È sembrato suggerire che le crisi spagnola ed italiana, così in rapida crescita, non siamo assolutamente sua responsabilità e che lui non c’entri nulla né con la Bundesbank nè con la Banca Centrale Europea.

Ha dichiarato: «Non dobbiamo annunciare la fine del mondo ogni volta che il tasso di interesse a lungo termine di un paese supera temporaneamente il 6%».

Ed ha proseguito: «Questo è anche uno sprone per i governanti dei Paesi interessati a fare il proprio dovere ed a riconquistarsi la fiducia (del mercato), perseguendo la via delle riforme».

Non sono cose nuove. L’anno scorso, quando esplose il mercato dei titoli spagnoli ed italiani, rese le stesse dichiarazioni. In quella occasione, Mario Draghi cercò di porre rimedio ai danni, lanciando il suo colpo di mano di rifinanziamento a lungo termine (LTRO), per prevenire l’imminente collasso dei sistemi bancari dei paesi (definiti) del ClubMed, (imminente collasso) che Draghi indicò come un primario e molto grosso crollo del credito, cosa che fece guadagnare un 4 o 5 mesi di tregua.

Adesso Weidmann dice che il sistema di acquisto di titoli di Stato da parte della BCE ha raggiunto i limiti e che non è compito della Banca Centrale di garantire un particolare tasso di interesse per una specifica nazione.

Francamente, penso che la data di vendita di queste panzane ideologiche sia scaduta, ed ugualmente sia scaduto il firmamento politico mondiale, a partire dal Fondo Monetario Internazionale per proseguire con la Federal Reserve e finire con le autorità cinesi. In questo stadio finale di una crisi sistemica nella quale la Germania è – ed è sempre stata – un protagonista centrale, un legalismo vuoto accompagnato da sofismi accademici ben difficilmente risolverà la questione.

È vero: è in corso una partita di poker: ed il parlar duro (di Jens Weidmann) probabilmente serve a tenere sulla graticola Spagna ed Italia. Una tale strategia, però, presuppone che la Spagna sia in grado di portare avanti la terapia fiscale sconvolgente prescrittale dall’Unione Europea – in base alle attuali disposizioni – (pur) avendo una disoccupazione che oramai tocca il 23,6% e cattivi debiti nel sistema bancario ad un tasso dell’8,2%, in rapida salita.

Non mi è chiaro che cosa voglia ottenere Weidmann, a meno che non sia il voler far precipitare il più presto possibile in una crisi drammatica e definitiva.

La Bundesbank è ora sotto di 616 miliardi di euro nei suoi crediti Target2 (TARGET: Trans-European Automated Real-time Gross Settlement Express Transfer System, sostituito nel novembre 2007 dal TARGET2; è il sistema di regolamento dei pagamenti su base quotidiana fra Stati europei, ndt), (fondamentalmente si tratta di trasferimenti fatti alle Banche Centrali di Irlanda e dei Paesi del cosiddetto ClubMed, per compensare la fuga di capitali). Tale valore è schizzato su di 68 miliardi di euro in un solo mese.



Se l’Unione Monetaria Europea regge, questi crediti sono solo un dettaglio contabile. Chiunque accusi una perdita, questa sarà suddivisa nella famiglia delle Banche Centrali, dunque potrebbe essere gestita anche l’uscita della Grecia.

Ma se la Germania se ne va, le rivendicazioni (i crediti) sarebbero difficili da essere pretesi e sarebbero praticamente inesigibili. I contribuenti tedeschi si troverebbero a dover accusare gravissime perdite. Dunque, più a lungo la cosa va avanti, più alto è lo sbilancio nei crediti TARGET2, più difficile per la Germania il tirarsi fuori dall’euro.

Come mi ha detto un banchiere tedesco, TARGET2 è l’anello al naso della mucca Germania. E tiene alla corda la mucca del contante. Perciò, se i falchi alla Bundesbank vogliono forzare una via d’uscita, devono agire molto presto oppure la porta si chiuderà e si chiuderà per sempre.

Non c’è nulla di sorprendente se Soros segua con la massima attenzione il Weidmann.

Ci sono alcuni che sostengono che la Bundesbank sia impegnata in una sorta di resistenza – o di colpo di mano – patriottici. Mi astengo, ma se fosse così, sarebbe una situazione veramente strana.

Ma chi sta guidando la Germania? Il Cancelliere Federale incaricato della politica estera del Paese e del destino strategico, sta rendendo conto al Bundestag? O la Bundesbank rende conto a quella che ritiene un’autorità superiore – la Costituzione tedesca e le sue leggi – invocando le decisioni della Corte Costituzionale (Verfassungsgericht) contro gli abusi da parte delle leggi del trattato dell’Unione Europea (che alla fine ha senza dubbio uno status giuridico inferiore, o forse nessuno stato giuridico visto che è solo un accordo di trattato)?

In questo caso, dunque, chi è il legittimo difensore della sovranità nazionale tedesca, costruita sulla Costituzione?

È uno spettacolo notevole. Potresti certamente sostenere che Weidmann stia agendo da ultimo difensore dello Stato e della nazione tedesca, ed in effetti sta difendendo quello stato delle cose stabilito nel dopoguerra che ha costituito per mezzo secolo l’ancora per la libertà e la democrazia della Germania. Ed ha pienamente ragione nel temere che i meccanismi dell’Unione Monetaria Europea stiano sovvertendo il sistema di governo della Germania.

Però, è altrettanto chiaro che il suo atteggiamento minaccia di far scoppiare una bomba atomica. La Cancelliera Merkel, può permettere alla Bundesbank di fare una cosa del genere all’Unione Monetaria Europea? Oppure è proprio lei che sta andando oltre ai limiti imposti dalla Costituzione e che sta tradendo la democrazia della Germania?

Domande difficili. I lettori tedeschi sono i qualificati a rispondere.

Io sospetto che la situazione reale nell’eurozona abbia raggiunto un punto nel quale esistano solo due opzioni:

1) una fine concordata degli Stati dell’eurozona (che confluiscono in) un unico debito, bilanci in comune, tassazione congiunta ed unione fiscale. In altre parole gli Stati, le nazioni, si autoaboliscono (lasciando solo il guscio), e la Germania deve cessare di esistere sotto qualsiasi forma che abbia un qualsiasi valore. Questa soluzione è da sempre implicita nella logica dell’Unione Monetaria Europea e ci stiamo avvicinando al momento in cui tale decisione deve essere presa.

2) Il sistema viene fatto a pezzi. Dal punto di vista della Germania, TARGET2 vuol dire che se la cosa va fatta, almeno che sia fatta alla svelta. E forse, molto alla svelta.

Tutto il resto è aria fritta e pie illusioni. Al di là di qualsiasi copertura di fumosa retorica, Weidmann sembra capire perfettamente questo punto fondamentale. Dobbiamo rallegrarci con lui o dovremmo tremare?

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